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Cittadinanza italiana via materna. Nati prima del anno 1948

Posted By: Horacio Guillén <horacioguillen@fibertel.com.ar>
Date: March 17, 2005

Trasmissione della cittadinanza.Effetti della Sentenza Corte Costituzionale n. 87/1975 e n. 30/1983 - Cittadinanza italiana dei figli – Differenze tra comunicazione e non comunicazione “jure matrimonio”.

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con sentenza n. 3331 pubblicata il 13.2.2004, sono chiamate a pronunciare sulla possibilità di considerare cittadino italiano "iure sanguinis", dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 30 del 1983, il soggetto figlio di madre italiana che anteriormente alla sua nascita abbia perso la cittadinanza per matrimonio.Le S.U. spiegano che, poiché la donna ha perduto la cittadinanza italiana prima dell'entrata in vigore della Costituzione del 1948, può riacquistare la cittadinanza stessa con dichiarazione resa all'autorità competente.

Pertanto, gli effetti della dichiarazione di incostituzionalità si produrrebbero solo con riferimento alle ipotesi di matrimonio contratto dopo la data di entrata in vigore della Costituzione, in cui la cittadinanza deve ritenersi ininterrottamente conservata.

La S.U. intende che, nella fattispecie, "...ne consegue l'insussistenza del presupposto previsto dall'art. 1, comma 1 n. 1, della legge n. 555 del 1912, nel testo risultante dalla pronuncia di incostituzionalità n. 30 del 1983, perché i ricorrenti possano definirsi cittadini italiani "iure sanguinis", non avendo la loro madre mai provveduto ad effettuare la dichiarazione di cui all'art. 219, comma della legge n. 151 del 1975. Il ricorso deve essere in conclusione rigettato..."

La conclusione è che esiste una diversità di fattispecie, riguardo la irretroattività (sancita dalle S.U.), tra la sentenza n. 87 del 1975 e la sentenza n. 30 del 1983.
1. Per la pronuncia n. 87 del 1975 la perdita della cittadinanza per effetto del matrimonio, avvenuta prima del 1.1.48, solo può essere rimediata con la dichiarazione di riacquisto della cittadinanza.
2. Per la pronuncia n. 30 del 1983 non è necessaria nessuna dichiarazione e la donna madre italiana, sposata con uno straniero la cui legge nazionale non li comunichi la cittadinanza del marito, può comunicare la cittadinanza ai suoi figli minorenni a far data del 1.1.48, giacché a quel giorno era in possesso della predetta cittadinanza, e aveva acquisito per effetto della menzionata Sentenza n. 30 la potestà di comunicare ad essi il suo proprio “status civitatis”.
3. Anche la legge n. 123 del 1983 e la legge 91 del 1992, possono essere considerate incostituzionali perché in contrasto con la Sentenza n. 30 del 1983.

Dott. Horacio Guillén
Professore di diritto civile alla Universidad del Museo Social Argentino a Buenos Aires.

horacioguillen@fibertel.com.ar

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